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IO, NAZISTA

FILO OLANDESE








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Angolodibolina ricorda questi anniversari:


13 marzo 1974

20 giugno 1976

8 luglio 1978

4 agosto 1983

14 febbraio 1984
 

 14 giugno 1987

 8 novembre 1987

17 novembre 2005
 




20 dicembre 2006






MEMOSERINA VIRTUALE: 













LIVING WITH WAR

Neil Young





Angolodibolina  non ha requisito alcuno (neppure il carattere di periodico) per essere considerato un prodotto editoriale ai sensi della Legge 7 marzo 2001 n. 62. Gli aggiornamenti vengono eseguiti secondo disponibilità di bolinarossa secondo il concetto che il prof. Socglio chiamava 'ad minchiam'.

 
3 febbraio 2007

La fantastoria di bolì, scorretto, stronzo, malpensante e fascista.

Era il 20 luglio 2001.

Il neoinsediato governo di centrodestra aveva predisposto un servizio d'ordine di ferro, ponendo Catania quasi sotto assedio. C'era in programma il derby Catania - Palermo con due tifoserie (ma diciamolo francamente, anche due comunità) che si amano quanto palestinesi ed israeliani.

Un servizio d'ordine che aveva 'dimenticato' di scortare (come da sempre si scorta in questi casi) i tifosi della squadra avversaria nel loro tragitto fra il casello autostradale e lo stadio, dove 'scortare' significa prima di tutto indicare la strada giusta e più sicura, dove si sono posti altri provvedimenti di controllo e sicurezza.

Questo aveva comportato il fatto che chi conduceva quei tifosi allo stadio avesse sbagliato strada, creando la bizzarra e pericolosa situazione di far giungere i palermitani quando era già iniziato il secondo tempo, con i teppisti del tifo catanese in agguato, 'caricati' da 45 minuti di fix da derby e coesi.

Le forze dell'ordine riuscivano a far entrare i ritardatari nello stadio senza che le due bande di delinquenti venissero a contatto, ma non riuscivano ad evitare che le bande catanesi ritenessero questo un affronto ed iniziassero a scontrarsi non con i nemici, ma con le forze dell'ordine.

Il tutto avveniva fuori dallo stadio: il fumo dei lacrimogeni entrava sul campo di gioco e sugli spalti e la partita veniva sospesa inducendo tutti i teppisti catanesi che stavano seguendo la partita e non si erano resi ancora responsabili dell'aggressione esterna, a portare rinforzo a chi stava 'operando'.

Muniti di semplici 'pantere' (e non dei mezzi antisommossa), la polizia prendeva a 'caricare' i teppisti creando una sorta di carosello, esponendosi chiaramente al lancio laterale di oggetti di ogni tipo.

Da una vettura un agente vedeva un teppista, posto 'al traverso' rispetto il veicolo,  con il volto mascherato da un passamontagne maneggiare un oggetto; non gli era chiaro cosa fosse quell'oggetto: una grande bottiglia, un grande petardo, una bomba carta o forse un estintore.

Una cosa aveva ben chiara: se quell'oggetto fosse stato lanciato sulla vettura (il cui finestrino era stato già divelto da una sprangata) gli sarebbe arrivato addosso.

Estraeva la pistola e sparava.

Il ragazzo con il passamontagna moriva.

Era il fratello di Carlo Giuliani.

Non fu fermato il campionato, non si minacciò di sospenderlo per un anno, non si bloccarono tutte le Nazionali (basket, rugby e baseball comprese).

Non ci fu il gesuitico coro di condanna da parte di dirigenti e calciatori tutti conniventi con i teppisti del calcio.

La curva dello stadio di Catania fu dedicata al ragazzo con il passamontagna.

L'agente, un certo Filippo Raciti di 38 anni, fu rinviato a giudizio per omicidio.

Spranghe, catene, le biglie di acciaio che la Polizia sostenne di aver sequestrato 'sparirono' qualche giorno prima iniziasse il processo.

Alcune formazioni politiche dell'opposizione non si limitarono (come fece il centrosinistra tutto) a stigmatizzare la pessima esecuzione di quel servizio d'ordine che aveva permesso un errore di itinerario e l'arrivo dei palermitani a metà partita (da sempre fatto che si cerca di evitare in quanto momento di massimo pericolo di scontri), ma presero le difese dei teppisti catanesi accusando le forze dell'ordine di violenza e di uso delle armi.

Questa è una storia mai esistita.

Ma che sarebbe esistita ove il morto fosse stato dalla parte dei teppisti e la maggioranza odierna fosse stata opposizione.

Che cosa esiste veramente?

Un morto, un servzio d'ordine spaventoso, ma spaventosamente inefficiente e tanta, tanta inutile retorica.




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11 maggio 2006

La quarta favola dei F.lli Bolimm: il crollo

Era figlio di un operaio ed una casalinga ed era nato troppo presto per non dover soggiacere naturalmente a quella legge che il sessantotto abrogò e che il quasi ex Presidente del Consiglio intende (parole sue) ripristinare.
 
Pertanto lui, figlio di operaio, non poteva essere uguale al figlio del professionista.

I suoi genitori la conoscevano, quella legge, e sapevano che sfidarla avrebbe potuto significare una lotta contro i mulini a vento foriera di un disastro.

Ma lui era cocciuto, quella legge ingiusta voleva sfidarla per abbatterla, e la sfidò.

Fu così che da 'promesso ragioniere e dipendente pubblico' si trovò laureato e lavoratore autonomo. Faceva un lavoro non 'protetto', non c'erano albi, nè elenchi, nè corporazioni, per quella categoria, solo 'il mercato'.

Abilità, fortuna, capacità di coniugarle lo avevano portato ad essere, dopo il periodo di gavetta, uno 'che conta'.

In quella che si era rivelata una scalata al successo, ma che scalata non voleva essere, aveva intessuto una serie di relazioni e fatto favori a tutti, tesaurizzando questi favori per il 'domani'. Oltre metà della sua giornata la trascorreva a risolvere i pasticci in cui colleghi-concorenti, e persone fisiche o giuridiche non da lui tutelate professionalmente si erano cacciati in un ambiente che lui aveva studiato perfettamente e perfettamente aveva capito nella sua allucinante cattiveria.

Aveva uno strano modo di parlare; ai giovani diceva 'ruba sin che conti, che quanto non conti più ruberanno a te'. Per lui il 'rubare' significava 'pretendi'.

'Ti ricordi Tizio? Era un intoccabile. Guarda cosa è diventato dopo il problema che tutti conosciamo: serve capuccini e brioches al bar sport di Avezzano'. Questo perchè Tizio non aveva 'rubato' come lui diceva per dire 'saputo imporre il suo momento d'oro'.

Chissà se anche lui aveva pensato di sè la stessa cosa, di 'rubare' perchè un domani, ove caduto in disgrazia chissà per quale motivo, sarebbe diventato (da potente e riverito) il 'figlio di operaio che doveva fare il dipendente pubblico'. Non credo.

Anche perchè costui contava tanto che non 'rubava', salvo che 'capitalizzare crediti di favori' non sia più che 'rubare'.

Generalmente quando uno 'arriva a contare' pensa che gli altri possano cadere, lui no.

E quando 'conti', invece, che stai nella peste; uno che non 'conta' può fare a meno di partecipare al 'sistema' parallelo a quello ufficiale che regna in ogni settore ed in tutto il mondo. Chi conta ci si smerda le mani, in quel sistema parallelo, perchè diversamente non sarebbe mai giunto al punto di 'contare'. E qui si apre il momento clou: capire il momento in cui 'conti talmente tanto' che puoi permetterti, anzi 'dovresti', dire al mondo: 'ehi, in questo ambientino le cose funzionano così, così e così: io dico che riformando il sistema colì il parallelo sparisce e tutto funge alla perfezione nella legalità'.

Già, ma chi è talmente bravo da cogliere quel momento? Io in cinquant'anni non ne ho visto uno che fosse uno. Arrivato a 'contare' uno si adegua al sistema 'parallelo' che diventa quasi normale, quasi ufficiale e legittimo, chè 'da sempre funziona così' e magari non si rende conto che, da quando 'conta', lui ci ha messo di suo per far diventare ancora più 'parallelo' quel sistema rispetto l'ufficialità e la legalità.

Ho sentito 'chi conta' asserire 'a me non potrà dire di no' senza che questo significasse qualcosa di mafioso, ma per il semplice fatto che chi 'non potrà dire di no' ha un debito di riconoscenza per cortesie fatte in passato, crediti che 'chi conta' riscuote a favore di altro bisognoso che diventerà a sua volta suo creditore di un favore. 

Un dubbio: la mafia è solo quella che - per un no - uccide o anche quella che - per un no - ti nega l'appoggio sul quale hai fondato e mandi avanti il tuo 'sistema' facendotelo crollare?

Il 'dover' ricambiare un favore a che punto diventa 'essere ricattato'? Ed esigere il ricambio di un favore a che punto diventa 'ricatto'?

C'è un nulla che separa favore a futuro ricatto, un nulla che un giorno si azzera per una fesseria qualsiasi e che dà fiato ad un qualcosa di terribile e dirompente, come quelle nuvole che iniziano a girare formando un piccolo imbuto il cui effetto devastante appare - in una frazione di secondo - quando quell'imbuto tocca la superficie della terra o del mare per diventare una tromba d'aria.

'Chi conta' quella tromba d'aria la scopre la mattina, bevendo il caffè e leggendo il giornale. E' dal quotidiano che scopre che un certo maresciallo si era sciroppato sei mesi di sue conversazioni telefoniche, registrando tutto. Dal filo di corte fatto alla segretaria di un collega, sino alle espressioni confidenziali con il caro amico afferenti un collega che di certo non salutava con 'ciao minchione', ma che con l'amico era solito definire 'il minchione'.

E quelle cose, 'chi conta' (e l'indomani 'contava') le trova scritte tutte sul quotidiano, mentre la tazzina del caffè trema, causa la mano divenuta malferma, sino a rovesciare il contenuto bollente sulla Lacoste bianca .

E suona il telefono: è il minchione che chiede spiegazioni di quell'epiteto. Poi risuona il telefono e c'è il collega che, in cesso che non senta la moglie, chiede spiegazioni di quel filo di corte alla sua amante cui egli tiene tanto.

Ma i casi peggiori sono quelli in cui il telefono non squilla.

Oddio, squillerebbe (eccome che squillerebbe!) se chi ha una voglia irrefrenabile di telefonare non si castrasse per prudenza: è evidente che il controllo dei telefoni non è cessato e, anche lui, ha più di qualche scheletro nell'armadio.

Squilla pertanto altro telefono ed 'il minchione' si sfoga con un amico. 'Pensa te, cosa è andato a dire/fare con me che .....' e quel 'che ......' viene puntualmente registrato da altro maresciallo che annota ed apre un'altra pratica che sarà nota al 'popolo' sul quotidiano di domani.

Da sette giorni ad un mese è il lasso di tempo in cui l'effetto moltiplicatore del primo disastro opera tutta la sua forza ed efficacia.

Se 'chi conta' resiste in quel lasso di tempo è a posto.

Deve resistere ai processi di piazza, quelli sommari, alla rivolta di chi lui ha abbandonato perchè non ha restituito il favore, ma anche di chi non si è ancora sdebitato e che spera, con la sua fine, di non doverlo mai fare.

Sono giorni in cui scopre di aver fatto la pipì ubriaco e carico di coca sul palo del divieto di sosta di una strada di Frascati il giorno in cui lui era a Boston.

Sono giorni in cui scopre che quell'assegno ricevuto a fronte di un prestito fatto ad un conoscente era il pagamento di interessi da strozzinaggio. Certo: dimostrerà in sede di giudizio che quello era il capitale imprestato e che null'altro egli ha incassato dal debitore.

Ma intanto la piazza giudica, condanna, manda alla forca.

Soprattutto per quello che non si è fatto piuttosto che per quello che si è fatto.

Chi 'conta' deve resistere in quel periodo.

Diversamente è finito.

Ed è il crollo.


AVVISO: la presente storiella è frutto di mia fantasia anche se il racconto deriva, per alcune fasi, da tre storie reali diverse che ho intersecato. Quindi è solo parzialmente vera nell'incipit. Non nei personaggi. 






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5 maggio 2006

La terza favola dei fratelli Bolimm

Aveva la libidine, prima che i tre pacchetti quotidiani di Marlboro avessero fatto giustizia e provveduto a chè egli non ammorbasse più il mondo con la sua presenza ed il web con le sue prolisse elucubrazioni da cinquantenne, di vedere al governo del suo Paese una sinistra moderna, laica, liberale e socialista.
Una cosuccia da nulla!

Prima di lui lo avevano sperato - inutilmente - 'soltanto' Gobetti, i fratelli Rosselli, Pannunzio, Rossi, Calogero e gli azionisti, Loris Fortuna, Aglietta, Craxi .....
Non visse solo sperando, mise il suo impegno di attivista per la sua idea sin da quattordicenne, quasi sempre lottando all'interno del Partito in cui militava (che gli pareva, all'epoca, il più 'liberalsocialista' del momento): aveva pertanto iniziato (ginnasiale) a lottare nella sinistra liberale contro i Malagodi e Bignardi, poi da radicale del Movimento Liberaldemocratico contro le frange che  arrivavano dalla sinistra extraparlamentare marxista, quindi da socialista craxiano contro le velleità restauratrici di una certa sinistra lombardiana (fu l'unico momento della sua vita politica nel quale non fu nella 'minoranza del partito' ... e finì in tragedia come sappiamo!).

Mentre tutto stava crollando sotto i colpi della rivoluzione mediaticogiudiziaria, fu uno di coloro che non si nascose dietro il dito dello stupore e dell'indignazione negando di sapere ciò che tutti sapevano (anche il fattorino che portava i volantini dalla stamperia alla sede del partito) e, pur non avendo avuto incarichi di partito o pubblici, si condannò a giorni e giorni di autocritica feroce allo specchio mentre si sbarbava, giungendo alla conclusione che tutti quelli come lui - ancorchè non raggiunti da avvisi di garanzia, pur 'non potendo non sapere'  - avrebbero dovuto farsi da parte, riconoscere la loro straordinaria coppolaggine per come avevano agito in danno alle idee che qualcuno avrebbe dovuto dimostrare rimanere inalteratamente straordinarie nonostante il fango e guano con i quali lui e la sua generazione le avevamo ampiamente e colpevolmente cosparse, vedere se la nuova classe dirigente che si proponeva a sostituirli fosse riuscita a fare quello che loro non erano riusciti a fare e, al caso, rendersi disponibili nei confronti di giovani liberalsocialisti per dare loro la loro esperienza e far crescere una nuova classe dirigente liberalsocialista che potesse andare al Governo del Paese.

In questa fase di atarattico osservatore, ebbe modo di assistere alle rivoluzioni in senso liberale in seno a quelli che erano i vecchi PCI e MSI (e mai nascose di aver fato una fatica bestia a credere a quelle conversioni), la nascita di nuovi soggetti politici come la Rete capaci nel miracolo di trasformare il 70% di voti mafiosi in oltre il 70% di voti puliti, il rafforzamento della Lega risparmiata anche se trovata con le mani nella marmellata il giorno stesso della sua entrata nel mondo politico che contava, l'ascesa in nuove formazioni politiche di vecchi democristiani e socialisti (i 'portaborse' dei vecchi potenti caduti in disgrazia) e, lentamente con il correre degli anni - complice anche la nascita di Forza Italia - il resuscitare di vecchi colonnelli e generali della Prima Repubblica che - scampati dalla strage dei processi di piazza e superate le conseguenze dei processi legittimi con qualche mesuccio di 'penitenza' o con qualche prescrizione - si presentavano di nuovo come se nulla fosse accaduto.
Insomma, era uno dei pochi a rimanere in quarantena pur avendo fatto parte della manovalanza.

Nell'osservare i fatti politici con l'atteggiamento preventivo del 'heautòn timorùmenos', non poteva non cogliere la percezione che, se 'essi' prima erano stati dei minchioni, 'quelli di quel momento' erano degli stratosferici sfigati.

Da un lato il vezzo di 'pulizia' toglieva ogni possibilità di scelta al cittadino sulla persona fisica alla quale dare la sua delega di rappresentanza, dall'altro il vezzo di spartiticizzare la politica (perchè il partito era diventato non già lo strumento primo della democrazia, ma una cosa sporca e centro di criminalità) ponendo come soggetto politico non l'idea ed il gruppo, ma il leader,  portava alla conseguenza che a decidere era il leader ed il cittadino dava una delega in bianco a chi il leader aveva deciso fosse candidato in quell'area di geografia politica.

Si era conquistato il sacro principio della democrazia americana (quella che, proprio per il sistema di voto, porta ai seggi poco più della metà degli aventi diritto al voto) senza qualcuno si rendesse conto che per l'elettore americano è normale votare il 'meno peggio' (abituati a convivere con due partiti che contengono a loro volta 'partitini' dalle idee più disparate e contradditorie). mentre il cittadino italiano era abituato a votare non solo uno dei partiti che poi sarebbe andato al governo in coalizione con altri o avrebbe fatto opposizione assieme ad altri, ma addirittura una precisa persona fra un elenco di candidati di quel partito, persona che stimava più degli altri (il che - detto con linguaggio franco - significa 'che apparteneva a questa piuttosto che a quella corrente di pensiero').
Annotò come curiosamente l'osservare non coinvolto la politica porti una lucidità occultata quando la persona vi è immersa con l'ardore della partecipazione.

Fu così che si rese conto che il gran criticare sulle vecchie correnti dei vecchi partiti (sport al quale egli aveva aderito) era una coppolata: in ogni gruppo costituito da pensanti e non imboniti ci sono e saranno differenziazioni fra il pensiero di Tizio e quello di Caio che insieme agli altri hanno in comune alcune cose generali e fondamentali che li unisce a lavorare assieme. Ma le correnti ed i partiti 'partitocrazia', vecchiume marcio dei ladri: il moderno e pulito era l'espressione di algebra elettorale.

Il risultato di questa riforma straordinaria fu che un liberalsocialista come lui, alle politiche, si trovò una scheda elettorale con due gruppi:
- da un lato fascisti neri, fascisti verdi, postfascisti, clericofascisti, liberali più 'moderati' di Malagodi, Bignardi, Edgardo Sogno e Sterpa (coloro che erano stati suoi avversari ad inizio anni Settanta) messi insieme: votando questa lista, avrebbe nominato suo rappresentante in Parlamento un ex picchiatore fascista
- dall'altro lato una macedonia messa su con il regolo calcolatore composta da comunisti rossi, comunisti verdi, postcomunisti, cattocomunisti e qualche residuato di liberalsocialista confluito nel postcomunismo al quale era stato garantito l'osso dello stinco, una volta che gli altri avevano cuccato la polpa: votando questa lista, avrebbe nominato suo rappresentante un ex moroteo
Guardando quella scheda non riuscì a sghignazzare rotolandosi a terra dalle convulsioni ed urlando 'ma che belle riforme!' solo perchè sentì un'irrefrenabile necessità di vomitare.

I radicali?
Ah, vero... da qualche anno i suoi cari e mai dimenticati compagni radicali (che nel 1976 aveva abbandonato in quanto molto attenti ad essere compagni del PCI e volere l'alternativa di sinistra con il PCI berlingueriano ad oltre il 30%) si erano fatti harakiri 'chiudendo bottega' per costituire un partito transnazionale che era finito addirittura all'ONU e, spartitocartici e partitocritici di sempre, avevano in piedi una Lista con il nome del guru, il Giacinto detto Marco. Lì egli si era messo a blaterare di liberalismo, liberismo, libertarismo (ma come .. e socialismo nulla? loro che il nostro aveva lasciato in copula con i berlingueriani? loro che accoglievano a braccia aperte il compagno Marco Boato di Lotta Continua?) di Einaudi e Malagodi (ma come, Malagodi non era l'erede di quel Bruno Villabruna dal quale Pannella fece la scissione a sinistra nel 1955?) e blandire il capo della coalizione di destra per ottenere un posticino a fianco di fascisti neri, verdi, postfascisti e clericofascisti!.

Il Giacinto detto Marco lui lo conosceva piuttosto bene.
E' uno dal facile innamoramento.
Quando si innamora parte in quarta come quel ragioniere tutto casa chiesa e lavoro che la sera della cena aziendale di natale si innamora della ballerina del night dove 'il capo' ha portato i suoi collaboratori.
Con la facilità con la quale si innamora poi si disinnamora e subentra l'astio.
Il guru è fatto così, fa parte del suo essere genio (e sregolatezza).

In quel periodo si era perdutamente innamorato di tal Della Vedova che, essendo un Bocconiano, vede libero mercato, libero mercato  e... come si chiama? ... ah sì: LIBERO MERCATO.
Dipendesse da lui, se non hai la carta di credito e ti becca un infarto per strada... cavoli tuoi! Dipendesse da lui, ogni ospedale che non fa 'utili' andrebbe chiuso.
In queste condizioni il nostro era arrivato alla fine del secolo con, l'anno successivo, le elezioni politiche.

L'espressione algebrica di centrosinistra governava (con una serie di casini - non pierfernando - nel percorso) e si ventilava a tutto tondo la disfatta a favore delle destre.
Un centrosinistra talmente sfigato da non percepire che non candidando il leader, implicitamente si ammetteva che questo leader non sarebbe premiato dall'elettorato, quindi che aveva mal governato.

Il nuovo candidato era un ex amore del Giacinto detto Marco, radicale, poi arcobaleno, poi 'ambientalista' in area PDS, infine semplicemente 'riformista e sindaco uscente di Roma' (sì perchè era diventato moderno che il sindaco, per aver saputo far asfaltare le strade, falciare l'erba dei giardini comunali, fare insomma quello che fà l'amministratore del condominio con meno soldi e meno personale di supporto diventasse automaticamente un politico-statista)  

Il nostro, con codesto candidato, aveva fatto qualche marcia anticlericale.
Figuriamoci come la prese a vedere - dallo scranno di osservatore - che questi ... fosse andato  a farsi benedire dal Papa. MERAVIGLIOSO!

Proprio in quell'anno di inizio secolo c'era un certo 'movimento' nell'ala socialista: no, nessun giovane emergente (se non l'orfana di un caro compagno che drammaticamente aveva deciso di punirsi con il suicidio, anzichè con la quarantena); erano sempre i vecchi di cui sopra si accennava, dotati di un piglio revanscista che lasciava esterrefatti. Avrebbe voluto gridare loro 'compagni, potremmo ricordarci per due secondi che abbiamo rubato?' ma questo era quello che passava il convento.

Fu proprio colui al quale si ispirava la corrente del nostro, un ex repubblicano di Mantova, nauseato dal trattamento riservato ai residuati socialisti dai cari compagni nemici excomunisti, che decise di staccarsi dal soggetto politico che avrebbe dovuto essere l'erede del PSI e formare - assieme ad altre associazioni socialiste - il Nuovo PSI.

Nel contempo i cari vecchi compagni radicali stavano beccando il due di picche dal centrodestra ed appariva chiaro che 'correranno da soli' puntando al proporzionale dopo una vita spesa per il maggioritario.

Decise che la quarantena era finita.

Complice internet spaccò i marroni come solo un radicale (certo, non aveva mai smesso di sentirsi radicale!) sa fare a destra e manca concionando, predicando, supplicando di non perdere quell' autobus insperato.

Al congresso costituente il Nuovo PSI della sua città fu portato via dalla Polizia. Quel che avesse detto ai compagni di dieci anni prima non è dato sapere.

La sua idea era di creare un nuovo soggetto politico che assemblasse socialisti e radicali, il nuovo partito del liberalsocialismo che si presentasse autonomo dai due sfasci (evviva, il Giacinto aveva ripreso a parlare come un tempo!) puntasse a rifare il 1976: quattro deputati minimo in opposizione alla maggioranza ed in opposizione all'opposizione per costruire l'alternativa laica, liberale e socialista.

Invece che ti combinano il Claudio ed il Giacinto?

Il primo si fà infinocchiare dal 'veneziano' (che, al nostro, stava da sempre sullo stomaco più che la cassoela ingurgitata appena svegliato), il secondo prende ad inciuciare con Di Pietro (come se il libertarismo ed il garantismo delle battaglie liberalsocialiste dei radicali potessero fondersi con il forcaiolo di destra spostato a sinistra solo in chiave antiberlusconiana).
Una tragedia.
Un pezzo di socialismo con le destre, l'altro pezzo a fare da sgabellino all'ex PCI, i radicali da soli che andavano al massacro.

Non gli restò che reindossare il vestitino del Piccolo Principe e ritornare sul baobab a vedere, sorridere amaramente, compatire un così grande Paese così mal affidato.

Passarono quattro anni ed il Giacinto - in prospettiva Partito Democratico - parlò di rifondare il Partito d'Azione.

Il vegliardo vestito da Piccolo Principe mosse le orecchie come un pastore tedesco e poi si disse 'no, la solita 'giacintata', inutile illudersi'.

Invece nacque la Rosa nel Pugno, il partito del liberalsocialismo. Pure il simbolo era un auspicio: lui era arrivato ai radicali che avevano la 'marianna' e la rosa nel pugno l'aveva vista nascere, aveva srotolato il primo manifesto con quel logo del PCF di Mitterand!

E così oggi il cinquantenne ritorna in campo: armato di furor giovanile con cazzuola e secchio di malta (manovale era e manovale rimane).

Ok, tutto bello, ma le batoste pesano.
Una batosta ulteriore sarebbe deleteria.

Io che codesto minchione cinquantenne lo conosco bene, prego tutti i rosapugnoni: abbiate pietà di lui, non distruggete tutto.

Distruggereste per primo lui.




permalink | inviato da il 5/5/2006 alle 14:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

28 aprile 2006

La seconda favola dei fratelli Bolimm

Caro figliolo,
il 'nostro' paese aveva appena visto la vittoria elettorale di quell'imprenditore amico del pre-potente abbattuto, si era a metà degli anni novanta.

Uno dei tanti cittadini che si definivano 'per il pre-potente' e che aveva deciso di lasciare la politica un po' per riconoscimento degli errori commessi (anche se come tutti, ma purtuttavia sbagliato aveva), un po' perchè questo nuovo scenario politico non gli piaceva nè punto nè poco, si trovava per caso ad essere, non come lavoro principale, il responsabile amministrativo di una società che operava nel campo biomedicale, lui che la differenza fra una siringa ed un preservativo faticava a notarla.

Pochi mesi dopo quelle elezioni, giunse alla sede di quella società una telefonata strana di un commercialista - mai prima conosciuto o sentito nominare - che chiedeva di incontrarlo per questioni attinenti alcune forniture ad una struttura privata. La stranezza della telefonata consisteva nel fatto che - innanzi la sua dichiarazione di incompetenza specifica e quindi sulla necessità che il contatto avvenisse con il consigliere di amministrazione che aveva la delega alla parte commerciale - la risposta categorica fu che era necessario incontrare il legale rappresentante che, dai documenti camerali, risultava essere l'amministratore delegato.

L'incontro ebbe luogo in una stazione di servizio su un'autostrada, i due si presentarono ed inizò il dialogo.

Codesto commercialista si presentò come curatore degli interessi di un gruppo di politici molto vicini al vincitore delle elezioni ed il suo principale compito era quello di sondare certe aree imprenditoriali per trovare aziende di fiducia da inserire negli elenchi fornitori di enti pubblici.

In particolare il settore medicospedaliero, dopo il crollo delle imprese legate al sistema deceduto, era praticamente in mano ad aziende vicine all'opposizione e alla nuova maggioranza, che intendeva agire secondo i perfetti crismi della legalità, dava piuttosto fastidio non ci fosse la benchè minima possibilità che a vincere un appalto non fosse azienda di fiducia dell'opposizione.

Questo nostro amico (chiamiamolo belinarossa?) si sentì in obbligo di informare il suo cortese interlocutore che l'azienda che egli rappresentava non era 'vergine' nè dalla politica precedente (egli era con il pre-potente ed il suo socio nonchè presidente era da sempre Dezzia Cristina), nè da indagini dell'ex poliziotto e suoi colleghi (ancorchè puntualmente uscita indenne senza neppure un rinvio a giudizio).

Il commercialista disse che lo sapeva, e, a provarlo, si mise a raccontare un po' di cose sull'azienda, soci, amministratori ... insomma sapeva pure che belinarossa portava i boxer e non gli slip e che a cinque anni aveva fatto la pipì nella fontanella sottostante la statuetta di Notre Dame de Sion sita nel giardinetto dell'oratorio che aveva iniziato a frequentare per giocare al pallone, beccandosi tre pomeriggi di squalifica e non andandoci mai più.

Codesto belinarossa, caro figliolo, è uno di quelli che ama aver a che fare con persone intelligenti e preparate, anche se banditi, piuttosto che con idioti pressapochisti in odore di santità. Pertanto gli piacque quell'approccio, anche se - sondando sino a dove costui sapeva tutto - si stava chidendo dove e quando fosse arrivato il tentativo di sodomizzazione (che ti racconterò quando sarai più grande cosa significhi).

Insomma costui voleva per l'indomani una sorta di offerta per cosucce da nulla, fra le quali una sala operatoria ('ma noi siamo nella steririlzzazione e prevenzione dalle infezioni!' disse sentendosi rispondere 'non avrà problemi, visti i suoi agganci con la Furst, di allargarsi a quel settore, vero?).

Occhio e croce, si trattava di un'offerta aggirantesi sui 25 miliardi di lire.

Notando la perplessità di belinarossa, questo commercialista si precipitò ad assicurare che si trattava di un affidamento diretto, non di una gara d'appalto, quindi dall'esito certo purchè i valori economici fossero stati congrui.

Fu in quel momento che belinarossa ebbe la conferma che tutto era cambiato per non cambiare nulla.

Allora utilizzò quella che lui chiamava la tecnica 65-bis predisposta per affrontare presunti tromboni che vogliono trombarti. Dopo essersi dichiarato onoratissimo della stima dimostratagli con la richiesta di quel colloquio franco ed aperto, fece presente che i momenti erano assai difficili e che, per portare la cosa in CdA aveva bisogno di un 'segnale' sul 'esito certo', magari ottenendo - per 'testare' l'operatività e quindi permettere alla stazione committente la valutazione di come opera la candidata fiduciaria - un piccolo incarico di fornitura del bene di propria produzione (una decina di milioni, nulla di stratosferico).

Il commercialista si attaccò al telefonino e, dopo due telefonate, informò che al notissimo ospedale Maguardatù c'era proprio la necessità di cinquemila confezioni di quel prodotto.

Bene, tutto sembrava concluso, sarebbe arrivato un fax d'ordine e ...

Già.

I due si guardavano comprensibilmente dicendosi con gli occhi 'parlo io o parli tu?'

Belinarossa che stava con il pre-potente e non con Dezzia Cristina (quindi anguilla non è), disse ... 'dottore, rimangono le spese per i volantini, la pubblicità, devo saperlo per organizzarmi'.

Si aspettava un cinquepercento di cui due e mezzo con fattura di una società di consulenza.

Probabilmente sbiancò quando gli fu risposto 'il solito dieci, no?', perchè il commercialista si affrettò a dire 'deve capire, l'aumento è dovuto al maggior rischio'.

Ritenne non essere il caso di chiedergli della società di consulenza: di certo non era prevista. Si limitò a dire all'interlocutore di controllare il bilancio della società e quindi capire come, innanzi il grosso appalto successivo, fosse impossibile operare senza giustificazione contabile adeguata a quel tasso pubblicitario.

Come, figliolo? Come si chiamava il commercialista?

Ah, sai, belinarossa - che mi raccontò questa storia - ha una pessima memoria: usa inutilmente quotidianamente dosi massicce di Memoserina.



NB: anche per questa seconda favola vale il cappello postato per la prima. Ritenere che questo fatto di pura fantasia si sia effettivamente verificato equivale ad infilarsi un dito nell'occhio talmente a fondo da vederlo spuntare dalla parte dietro delle 'braghe'. L'unica cosa che non è inventata e quindi esiste è la Memoserina.




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27 aprile 2006

Intro alle favole dei fratelli Bolimm

Quella che segue è la prima favola.

Va chiarito, a chi pensasse ci siano riferimenti a fatti effettivamente verificatisi, che - per contro - il tutto è frutto della fantasia dei fratelli Bolimm, eredi lontanissimi dei fratelli Grimm.

Quindi qualsiasi circostanza, nome, sigla (men che 'USA' e 'URSS') che potesse dar da pensare a cose effettivamente accadute, a nomi di persone e partiti davvero esistiti è assolutamente, straordinariamente, incontrovertibilmente puramente casuale.




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27 aprile 2006

La prima favola dei fratelli Bolimm

Caro figliolo,
c'era una volta un Paese uscito a pezzi dalla guerra in cui l'aveva cacciato un dittatore; a pezzi sia dal punto di vista economico, sia patrimoniale, sia per la divisione dei suoi cittadini in tre categorie.
- quelli sconfitti,
- i vincitori che volevano una repubblica liberale,
- i vincitori che volevano una repubblica socialista (come allora si chiamavano i paesi comunisti).

I due vincitori erano vincitori, pur avendo il 'nostro' paese perso la guerra,  perchè avevano combattuto contro il regime (si chiamavano 'partigiani') grazie agli aiuti dei paesi che erano in guerra contro il 'nostro' paese.

Le due categorie dei vincitori misero in piedi la repubblica, cacciarono il re in esilio, e cercarono di governare assieme il paese, ma non era difficile, quasi impossibile.

Questo perchè i paesi che avevano vinto la guerra si erano a loro volta divisi in due alleanze che si temeva prossime ad una guerra fra di loro: un'alleanza si chiamava Patto Atlantico ed era costituita da paesi liberali, l'altra Patto di Varsavia ed era costituita da paesi retti dal comunismo. Da una parte il capo era l'America, dall'altro l'Unione Sovietica.

Il 'nostro' Paese era strategicamente importante per la sua morfologia geografica, atteso che è inserito nel Mar Mediterraneo come fosse il pisello dell'Europa: un 'prolungamento di terra' nel Mediterraneo praticamente al centro di questo mare.

Pertanto l'America (che chiameremo USA) mandava dollari ai vincitori liberali di quel paese, l'Unione Sovietica (che chiameremo URSS) mandava rubli ai vincitori comunisti.

Un giorno quel Paese dovette decidere se aderire al Patto Atlantico o al Patto di Varsavia o a nessuno dei due.

Dollari da una parte ai liberali e rubli dall'altra ai comunisti arrivarono a fiumi. Vinsero i primi, ma la cosa non era definitiva, nel senso che se la volta successiva avessero vinto le elezioni i secondi, tutto sarebbe stato rimesso in discussione.

Pertanto dollari da una parte e rubli dall'altra continuarono ad arrivare a fiumi.

La parte del leone (ai fini dell'incasso di questi soldi) la facevano da una parte un partito che chiameremo Dezzia Cristina (DC), dall'altra quello che si chiamava Pulito Coperativista Italiano (PCI) che sembrava più organizzato dell'avversario, ma che - nonostante questo - non riuscì mai a vincere le elezioni.

A loro volta i due partiti 'giravano' un po' di dollari e - rispettivamente - rubli ai partiti minori che erano loro alleati.

Nei primi anni sessanta, il Pentito Soffurbista Italiano (PSI) che era stato alleato del PCI e che aveva incassato sempre qualche rublo, rompe con l'alleato e va al governo con la DC. Pur essendo aumentati i dollari che USA passava a DC per questa nuova new entry (che diminuiva un po' la forza elettorale dei comunisti), chi sino allora riceveva dollari dovette ridurre le pretese.

Ad inizio anni settanta, il PCI ebbe qualche screzio con l'URSS ed il suo capo criticò i capi del paese guida in quello che poi fu chiamato 'lo strappo'. 

Poichè l'URSS aveva già gli stracazzi suoi, poichè quel PCI non riusciva a vincere le elezioni, poichè la situazione internazionale era abbastanza mutata quindi avere il 'nostro' paese nel Patto di Varsavia non era più tanto importante (nè c'era da scommettere più di mezzo rublo che, vinte le elezioni il PCI, ci sarebbe entrata) i finanziamenti furono praticamente bloccati e si fece un accordo per il quale il PCI avrebbe incassato, su tutto il commercio Italia-URSS e URSS-Italia, una provvigione attraverso una società di intermediazione appositamente creata. Ma in termini quantitativi non era certo come prima.

Allora gli USA - che sanno quasi sempre quasi tutto - tagliarono anche loro i fondi alla DC che dovette tagliarli ai partiti alleati.

Il problema era che il PCI aveva una fortissima e militante schiera di sostenitori che pagavano la tessera, vendevano il quotidiano del partito anche per strada, lavoravano gratis per il partito (e chi non poteva lavorare gratis lavorava in parte a pagamento per il sindacato Ciuliamo Grandemente Il Lavoratore (CGIL), in parte gratis per il partito), mentre la DC ed i suoi alleati non avevano questa base 'generosa' che oggi chiameremmo 'volontariato'.

Allora, visto che le spese dei partiti aumentavano di giorno in giorno, la DC ed i suoi alleati pensarono di fare la stessa cosa che faceva il PCI con l'URSS, incassare provvigioni ed iniziarono ad incassarle dagli appalti che i loro esponenti ai vari livelli deliberavano sulla base del loro incarico istituzionale.

A metà degli anni settanta ci furono diversi tentativi di accordarsi, fra PCI e DC per governare il paese (si chiamava il 'con promessa storica'), ma quei piccoli partiti alleati della DC ed una fottuta piccola zanzara che odiava la DC e si chiamava Prurito Radiale (PR)fecero il diavolo a quattro tanto che quell'accordo non si riuscì mai a raggiungere.

Si fece, però, un accordo economico:
- con una legge (che si chiamava 'legge sul fidanzamento pubico dei partiti') i partiti rappresentati in Parlamento si dividevano in proporzione al numero di parlamentari eletti, una buona torta di tasse che i cittadini pagavano (ed era la parte 'ufficiale')
- con un accordo segreto ci si dividevano , in base al 'peso' di ogni partito, le provvigioni sugli appalti (ed era la parte 'non ufficiale').

Ma quando ci sono di mezzo i soldi non ci si fida fra fratelli, pensa un po' fra partiti e fra correnti dello stesso partito (perchè all'interno di ogni partito c'era una sottoripartizione alle varie 'correnti' di quelle provvigioni!)

Allora si creò la figura del 'manager di riferimento'. Poichè gli appalti erano quasi sempre pubblici quindi a pagare le provvigioni era lo stato (come era lo stato a pagare le quote ufficiali di finanziamento che però era insufficiente ancorchè inviso ai cittadini che lo giudicavano già eccessivo), in quegli enti pubblici venivano nominati dirigenti 'che riferivano' al partito per cui simpatizzavano e che era stato lo sponsor della loro nomina. Per che cosa? Per controllare 'i flussi', cioè il corretto pagamento delle provvigioni 'dovute' e l'assegnazione degli appalti a ditte che poi le provvigioni - incassato dall'ente pubblico il corrispettivo di appalto - dovevano pagare.

Il sistema era talmente noto che qualsiasi imprenditore sapeva, partecipando  ad una gara d'appalto, che - in caso di aggiudicazione - doveva pagare in totale il cinquepercento (salvo accordi diversi precedenti), di cui quasi sempre la metà fatturata da qualche società di consulenza collegata ad uno dei partiti, e l'altra metà in nero.

Il PCI - che era retto da teste di tutto rispetto - temeva che se si fosse scoperto il doppio gioco di essere all'opposizione e di partecipare al banchetto di provvigioni sarebbe successo il finimondo, allora inventò, per la 'propria quota' un sistema straordinario.

Il PCI non incassava nulla dagli imprenditori, chi si aggiudicava le gare d'appalto doveva cedere una quota di subappalto a qualche cooperativa iscritta nella Lega delle Cooperative e poi sarebbe stata la Cooperativa dei compagni a pagare il partito. Il tutto rimaneva in 'casa' ed era più sicuro. Dove l'appalto, per materia, non permetteva l'inserivmento del subappalto ad una cooperativa, si 'prendeva nota' del credito del PCI e si conguagliava in altro appalto dove la cooperativa poteva prendere il subappalto.

Da questa ripartizione di provvigioni rimanevano esclusi il partito di chi perse la guerra (si chiamava Momento Singolare Italiano - MSI), il PR e i gruppi dell'ultrasinistra che di anno in anno cambiavano nome e che qualche soldino dal PCI li prendevano, ma 'pulito'.

Per decenni questa cosa ha funzionato così, tanto da essere diventata 'un'abitudine', un 'uso di piazza', ed i partiti non si rendevano quasi più conto che stavano, di fatto, rubando.

D'altra parte i partiti pensavano che solo idioti non sapessero fare di conto e qualsiasi persona 'normale' che assisteva alle campagne elettorali, vedeva le sedi dei partiti, il numero di dipendenti, gli scenari dei congressi capiva che quei miliardi del finanziamento pubblico potevano, al massimo, bastare per pagare le spese di riscaldamento delle sedi e sezioni. 

Chi poi forniva servizi ai partiti vedeva che quasi sempre questi pagavano in contanti e della fattura non gliene fregava quasi una cippa. Visto che per detti fornitori di servizi la cosa era allettante perchè significava, per loro, incassare in nero, chi caspita se ne frega del perchè quelli pagano in contanti e non vogliono fattura?

Nel gioco entravano pure le banche: si trovavano a gestire fondi straordinari in libretti al portatore, in conti 'stravaganti' sui quali loro stesse 'facevano nero' e quindi, a ringraziare i partiti, erogavano prestiti con la firma della prozia (deceduta) del segretario di sezione del partito di Cepletischis (ridente borgo nel comune di Savogna - Udine) per somme che manco la FIAT riusciva ad ottenere come affidamento di c/c.

C'era chi urlava 'ladri'!

Erano il piccolo partito zanzara PR il cui guru (uno che si atteggiava a Gandhi) la gente non capiva per il modo complicato che aveva nel parlare (per dire 'oggi piove' impiegava più vocaboli di quelli contenuti in Guerra e Pace), l'MSI (che nessuno se lo filava salvo quelli che avevano il busto del presuntuoso e minchione dittatore in casa) ed un nuovo partito (la Leva Lombata) il cui capo era uno che sputacchiava e gridava (con voce da ubriacone) di avere problemi di priapismo (senza per questo riuscire ad eccitare che poche fanatiche).

Ma proprio quest'ultimo partito che in una particolare regione del 'nostro' paese fece un ottimo risultato elettorale, come arrivò nelle stanze dei bottoni partecipò ad un festino di spartizione con 200 milioni di lire.

Un po' perchè tutto sommato era fatto da inesperti minchioni (pensa che misero quei duecento milioni nel cassetto di una scrivania dal quale furono rubati!), un po' per sfiga, quel festino fu uno degli ultimi di questo ciclo e per quei stupidi duecento milioni (poi pure persi) anche quel partito finì nei casini con la giustizia.

Sì perchè un giorno un signore che gestiva un'impresa di pulizie e che faceva il servizio ad un Ospedale, decise che aveva le balle piene di pagare la provvigione all'amministratore dell'Ospedale, informò i carabinieri e quell'amministratore fu beccato con le mani nella marmellata.

Non era la prima volta che accadeva, in decenni e decenni di 'festini', questi episodi si erano già verificati, ma sistematicamente la cosa finiva lì: figuriamoci se il dipendente dello Stato xon toga, profumatamente pagato e libero di esercitare consulenze, incassare compensi per arbitrati, scrivere libri e via dicendo andava a fare casino! L'idiota si è fatto beccare? Definiamolo 'mariuolo' (anche perchè si chiamava Mario, costui), si fa il suo processino, e poi vedremo come compensarlo per il fastidio!

Così ragionarono i partiti.

Ma non sapevano che 'dietro' stava muovendosi qualcosa di diverso.

Ricordi il partito che era alleato del PCI e poi passò con la DC? Ecco, quello, il PSI

Negli ultimi quindici anni era diventato potente, non tanto per peso elettorale, quanto per il modo di agire del suo capo che era riuscito ad evitare quella  con promessa storica di cui ti ho detto, diventare addirittura capo del Governo per diversi anni, vincere contro il PCI ed il potente sindacato CGIL un referendum, sfidare gli USA puntando contro i suoi marines in territorio del 'nostro' paese i mitra degli abbacchioneri (militari del 'nostro' paese), insomma uno che o lo si toglieva di mezzo o erano cazzi da cacare.

Era poi successo che l'URSS era - diciamo - fallita ed il comunismo crollato. Pertanto il PCI aveva deciso che non era più comunista ed aveva anche cambiato nome. Ma sulla strada di un suo ingresso al governo c'era sempre quel pre-potente di quel partito piccolo ma potente.

Cosa voleva fare questo signore (si chiamava Benino Bixi)? voleva 'spolpare' voti al nuovo partito, diventare lui quello più forte elettoralmente e poi discutere di un'alleanza ma su altre basi di forza e magari mandare la DC all'opposizione Era il progetto Umiltà Sosia_lista.

Insomma un gran figlio di puttana!

Ma il suo braccio destro che tutti chiamavano 'delfino' aveva rotto gli zebedei ai giudici con tre referendum organizzati con il piccolo partito zanzara del guru, e li aveva pure vinti!

Pensa che per quei referendum un cittadino innocente che fosse stato condannato da un giudice per uno sbaglio (sai, impegnati com'erano con arbitrati, libri, consulenze, articoli ... può succedere e succedeva!) aveva diritto di chiedere a quel giudice che gli pagasse i danni.

Ed i giudici erano incazzati. Tanto.

Tanto che riuscirono a far sì che un loro collega iscritto allo stesso partito del 'delfino' e del pre-pontente, sistemasse le cose e facesse una legge per la quale, in quel caso ... pagava lo Stato.

Ma quelli lì dei referendum mica si erano chetàti, anzi! Pensa che pretendevano che le promozioni dei giudici non avvenissero per anzianità come avveniva tranquillamente e giustamente da 'anni-annorum', ma per merito (sulla separazione delle carriere la cosa è lunga e difficile da spiegare, lo farà quando sarai più grande), nel senso che se un giudice sbagliava o ci metteva vent'anni per un cazzo di sentenza ... non sarebbe stato promosso e premiato con maggior prestigio e stipendio, come invece avveniva da 'anni-annorum'

Una notte, in un posto segreto, si incontrarono i 'capi' degli 'scontenti'.

C'era chi rappresentava i giudici, chi rappresentava il partito con il nuovo nome, un tizio della dc che voleva la rivoluzione per diventare lui il capo al posto del suo concittadino che da anni imperava e che non era riuscito mai a fargli assegnare un ministero, c'era il rappresentante di un imprenditore (proprietario di un giornale) al quale il pre-pontente aveva impedito affari miliardari facendoli fare ad altro imprenditore, e dei signori che si chiamavano superispettori della guardia di finanza, una cosa recente nata per indagare e colpire i casi più importanti di evasione fiscale.

Fu stilata, in quella sede, una lista di nomi che facevano 'riferimento' al pre-potente e fu deciso di indagare su questi per trovare il filo che portasse al pre-potente stesso, eliminarlo affinchè i giudici non avessero più problemi (il delfino con quel segnale si sarebbe chetato ed il guru non se lo inchiappettava nessuno una volta riportato all'isolamento), l'imprenditore si liberasse dell'imprenditore nemico, il patito con nuovo nome  governasse il 'nostro' paese senza più ostacoli.

Il 'mariuolo' era uno dei nomi di quella lista.

Dal 'mariuolo', un procuratore che prima faceva il poliziotto, uno di quelli che faceva puntualmente il proprio dovere ed al quale non pareva vero poter agire senza 'lacci e lacciuoli' come sempre prima avvenuto, riuscì a risalire sino al pre-potente, talvolta stupendosi per l'altissima risonanza delle sue gesta proposta inizialmente nelle pagine del solo quotidiano dell'imprenditore prima citato, poi sulle pagine di tutti i quotidiani che non potevano permettersi il concorrente avesse l'esclusiva.

Non passava giorno che il suo nome non finisse in tutte le prime pagine dei giornali nazionali, con qualche novità 'sporca' che egli aveva fatto emergere. 

Ebbe anche un'altra sorpresa: risalendo la catena per arrivare al pre-potente gli caddero in pentola anche gli altri partiti dei festini e passo dopo passo - grazie allo strumentino del 'ti caccio in galera preventiva sino a che non spifferi anche che hai fatto pipì su un palo di divieto di sosta' - arrivò a tutti i capi di tutti i partiti di governo.

I suoi colleghi ebbero pure loro un buon rilievo dalla cronaca, meno una (una donna) che ebbe la sfiga di vedersi assegnata la parte che riguardava il PCI. Visto che i 'mariuoli' che facevano riferimento a quel partito non parlarono, visto che quel partito si era sciolto e ne erano nati uno forte ed uno piccolo e risalire a prima era difficile, visto che c'era il cappello della storia delle cooperative che non si riusciva facilmente scoperchiare, fu 'consigliata' di lasciar stare. Lei era una testarda. Non le rimase altra strada che andarsene da quegli uffici, visto che la sua testardaggine la portava ad avere una vita dura con tutti i colleghi (la gran parte dei quali parteggiava per quel partito prima che cambiasse nome).

All'ex poliziotto cascò in pentola fortuitamente (e per una falsa dichiarazione di uno degli anelli della catena) anche il delfino la cui carriera fu stroncata proprio il giorno in cui doveva prendere la guida del PSI per le dimissioni del pre-potente.

Fu così che mentre il comunismo nel mondo era caduto portando alle macerie i partiti comunisti al governo, in Italia il partito comunista - che era all'opposizione - riuscì a cambiare abito, vedere distrutti i partiti che erano al governo ed essere l'unico in grado di proporsi per il governo del 'nostro' paese.

Abilità, certo, ma anche una buona dose di culo.

Ma - si sa - il culo non è eterno.

E proprio mentre quel partito dal nuovo nome si apprestava a magnanimamente ospitare i residuati minimi del partito del prepotente, e trovare un accordo con il piccolo partito che si staccò per via di quel cambio di nome e con una fetta dei pochi residuati della DC per governare indisturbato il 'nostro' paese ... ricordi l'imprenditore che soffiò al padrone del giornale gli affari miliardari su spinta del pre-pontente? ecco lui! che ti fa? va da quelli che avevano perso la guerra, dice loro di cambiare nome e diventare liberali, costruisce un partito basandosi sulle sue aziende, coinvolge pure 'quello del priapismo' e crea una banda alternativa a quella guidata dal partito che ha cambiato nome.

Figurati se qualcuno dei politici gli dà credito ad uno che si improvvisa in poche ore politico, che crea un partito in due giorni, che lo mette assieme ai figli degli sconfitti dalla guerra (ah, si chiamavano fascisti), ai più cretini della vecchia dc, tanto cretini da non essere stati beccati con le mani nella marmellata perchè i capi della dc alla marmellata non li facevano manco avvicinare, al portaborse di uno dei capi della dc (che in questo marasma farà la parte del genio politico), all'ubriacone affetto da priapismo!

Invece che fa quel tizio? Vince le elezioni!

Vabbè, è nato ieri ... non sa fare politica. E' sufficiente comprare qualche ometto qua, l'ubriacone e tac! il ribaltone è fatto.

Ecco, a questo punto tu sei in grado di collegare quello che hai visto di persona, perchè a metà anni novanta ascoltavi e leggevi.

Come? Se sono finite le provvigioni?

Te lo racconto un'altra volta. 




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